Ecco, mi riconosco così in quello che faccio, totalmente, e credo che
proprio per questo, proprio perché non faccio finta .. scrivere mi serve a qualche cosa..
mi fa stare un po meglio; quando sto veramente male prendo la matita in
mano
poi mi rileggo e dico:
Accidenti siam messi bene
"
Le domando se questo malessere che porta un poeta a scrivere è uguale
a quello di tutte le altre persone.
"Certamente -risponde- forse è un malessere che deriva dalla
famiglia.. esistono delle persone che per la storia affettiva avuta nella primissima
infanzia sono portate allinfelicità e si riconoscono solo in questa situazione di
infelicità. E chiaro che poi si cerca nel lavoro, nellamore, nel cibo,
di tamponare.. ma questa impronta primaria è quella a cui si deve ritornare. Chi è nato
con qualche predisposizione al piacere delludito si sfogherà con una poesia (letta,
scritta)
chi invece ha il piacere degli occhi.. andando al cinema oppure
dipingendo
chi ha più sviluppato il piacere tattile adopererà la materia
farà scultura o qualcosa daltro. Altri si daranno a qualche droga
però
io mi accorgo che chi fa delle cose inutili o socialmente irrilevanti anche dal punto di
vista economico possiede pure questa forma di infelicità
Io riesco a essere felice
quando scrivo e leggo la poesia che imparo a memoria"
"Quindi scrivere -le dico- è una forma di terapia per un dolore,
una malinconia e sofferenza che però sono evidentemente costanti compagni"
"Certo, è anche una specie di infelicità che confina un poco con
una forma di infantilismo, di adolescenza cronica e prolungata
è non riuscire a
raggiungere una maturità, un equilibrio affettivo
è una ferita iniziale
I
poeti che ho conosciuto, le persone che hanno lavorato nel campo dellarte hanno
sempre una qualche loro ossessione in riferimento al loro passato a cui tornano sempre
inevitabilmente e quando cambiano strada e cercano di dimenticare perché magari il
successo ha alleggerito -sembra- qualche dolore, si perdono, diventano irriconoscibili.
Per me è così, anche se non voglio esagerare
il poeta diversamente da altre
persone cerca nel piacere delludito un conforto. Già Leonardo diceva secoli fa che
i poeti sono ciechi, vedono con le orecchie... e i pittori e gli scultori sono sordi,
linguisticamente son come delle bestie
non si riesce a parlare con loro
a parte geni versatili in tutte queste discipline, come Leonardo stesso."
" Nella scelta degli autori che lei traduce -le chiedo- cè
una predilezione per chi sente più affine in questa infelicità?"
"Le traduzioni a volte vengono richieste e commissionate. Il primo
poeta che ho tradotto per mettermi a fare un lavoro che non fosse solo quello della
scrittura e della lettura che mi sembrava una vita in fondo forse un po troppo
agiata, è stato John Donne. Lho scelto perché lho amato e lo conoscevo. Ma
ad es. Mallarmé mi è stato chiesto, Molière pure, perché il suo verso in alessandrini
non mi piace affatto
Beckett lha definito un banale praticante
dellalessandrino. Shakespeare mi è stato commissionato ma Riccardo III
lho fatto per me, nessuno me lo aveva proposto: si trattava di una mia passione da
quando a tredici anni mi innamorai di quellopera. Io mi sentivo un poco come il
protagonista
.così imperfetta fisicamente. Subito mi sono detta che se non
inventavo qualche arma di seduzione nessuno al mondo mi avrebbe guardata
allora ho
imparato come Riccardo a sedurre con le parole."
"I suoi reading sono infatti seduttivi, signora. Le sue poesie
vanno ascoltate recitate proprio da lei"
"Ma io -e sorride- so dire molto meglio le poesie dei poeti che
amo, Pascoli, Rebora, DAnnunzio.."
"Lei ama Manzoni.. perché?"
"Moltissimo
perché ho fatto tutto un percorso nella mia
vita: sono partita dai Barocchi
mi sembrava infatti che la poesia del novecento
avesse perduto il piacere del suono, quellincantamento che dà ludito, (ad es.
posso capire gli Ermetici posso capirli ed ammirare e imparare anche molto da loro, ma non
amarli, non mi danno quel piacere). Il periodo invece in cui la figuralità è stata
proprio al massimo dellesperienza poetica è quello barocco. Poi ho scoperto Pascoli
che mi avevano fatto odiare a scuola anche per colpa della definizione che Sanguineti ne
dette ("un piagnone piccolo borghese)
mentre ora -grazie ai i lavori di Garboli
e di altri- si è capito che è grandissimo.. e poi scoprii Manzoni .. ma non voglio fare
dei proseliti su ciò
ho superato quel periodo in cui si vuole convincere gli
altri
adesso i miei amori li tengo nascosti
gli italiani amano Leopardi? Se lo
leggano e godano
io imparo a memoria Manzoni invece
Per i lettori della sua
rivista però dico che Manzoni adopera una gabbia formale fatta dei versi più difficili
della letteratura italiana. Il settenario è il verso delle canzonette del Metastasio, d i
una leggerezza che non resta nella testa. Le proparossitone e le ossitone finali di
Manzoni costituiscono invece una gabbia torturante
nella quale egli fa entrare il
mistero più grande per eccellenza, quello di Dio e della vita umana e di Dio nella vita
umana. Io voglio far notare ai lettori di Dialogo come tutte le parole nei versi di
Manzoni siano assolutamente necessarie, perfette, infallibili, senza che se ne possa
spostare una. Cè un punto della Pentecoste in cui dice:
Noi Timploriam! Ne languidi
pensier dellinfelice
scendi piacevol alito,
aura consolatrice:
scendi bufera ai tumidi
pensier del violento:
vi spira uno sgomento
che insegni la pietà
.
è grandissima poesia oltre che grandissimo pensiero"
Patrizia ha le lacrime agli occhi mentre legge Manzoni e io stessa (che
non lho mai amato) non posso non esserne scossa.
"Amalgamando la tradizione classica che è del Manzoni ma anche
del Pascoli con le istanze della contemporaneità lei, signora, si dice abbia creato un
nuovo stile espressivo " le torno a chiedere.
"Fosse vero
magari!
è quello che vorrei fare ma non
spetta a me dirlo
io vorrei ogni volta che scrivo testimoniare il mio amore , la mia
riconoscenza per tutti quelli che mi hanno preceduta. Sono convinta che la poesia non sia
fatta da singole persone bensì sia veramente un sentire comune da cui poi emergono delle
personalità di spicco che hanno portato a perfezione un processo cui concorrono tutti
anche i parlanti, i giornali, le persone che leggono e quelle che parlano tra loro per la
strada
quindi la poesia è lespressione dellanima di un popolo e non
capisco perché in Italia sia così malintesa e si continui a parlare di poesia a
proposito di canzonette e di traduzioni. Ad es. loperazione dei Miti Mondadori era
una cosa infamante per la poesia
non si può presentare Emily Dickinson o Dylan
Thomas senza più forma. Quando qualcuno mi dice, in Italia, che i suoi poeti preferiti
sono Neruda e Lorca mi giro e me ne vado. Ecco lignoranza e lo snobismo italiano
dove arrivano."
"Fernanda Pivano sostiene però che Bob Dylan e Fabrizio De Andrè
siano dei poeti
"
"Che Dylan fosse un poeta lho detto prima io in un elzeviro
per il Corriere quando ha compiuto 55 anni
(ride) è un cantautore che amo
enormemente, ho detto che è un poeta ma non lo so
perché io sono legata alla
musica delle sue canzoni. Una volta comunque esistevano i parolieri e i poeti
e si
andava daccordo; adesso il voler dare del poeta a tutti (
Bartali è il poeta
della bicicletta
) è il solito stile iperbolico dei giornali. Io continuo a
considerare la canzonetta tale, anche se stupenda e può essa confinare con la poesia. I
testi di Dylan confinano con la poesia
è un genio. De Andrè no. Certo le sue opere
sono imparagonabili a quelle di Jovanotti e Vecchioni o del tenerello (come
lho definito su Sette) De Gregori. De Andrè è sicuramente il migliore ma è più
vicino a scrivere delle filastrocche. La poesia dice molto di più"
"Chi legge, signora?"
"Non i giovani contemporanei che non mi interessano e non mi
piacciono. Leggo la prosa che mi insegna parole e figure retoriche e è quella dei tardo
Barocchi di fine seicento. Soprattutto dei Gesuiti che sono i più colti e i quaresimali
sono per me una lettura meravigliosa. Le mostrerò che posseggo tutte le opere di Daniello
Bartoli. Poi conosco il quaresimale di Paolo Segneri, di Francesco Panigarola che non è
un gesuita credo fosse un francescano pure degli inizi del seicento. Conosco Giacomo
Lubrano ma lo possiedo solo in fotocopia. Adesso sto leggendo il Trattato
dellacutezza di Matteo Pellegrini
."
Patrizia ride e prosegue:" Ognuno ha le sue manie"
"Mi racconti qualcosa della sua vita pregressa"
"Ho fatto il liceo scientifico, frequentando per tre anni
Medicina. Non ero brava in italiano: non sapevo mai cosa né come scrivere. Poi dopo
essere stata costretta a cambiare facoltà mi sono iscritta a Lettere a Venezia e lì ho
seguito per quattro anni i corsi di Francesco Orlando, incontro fondamentale nella mia
vita. Un corso su Illuminismo e Barocco, uno su Mallarmè, uno su Proust e uno sugli
oggetti non funzionali nella letteratura di tutti i tempi. Lì ho cominciato a scrivere e
il primo sonetto scaturì dall innamoramento per un professore di un altro corso
scoperto un giorno fuori dalla facoltà a fissare il canale come se volesse buttarvisi.
Colpita gli scrissi per sedurlo In nome di Dio aiutami.. (1978). Mi ha dato un
tale piacere sperimentare il sonetto in tutte le sue possibilità che ne ho scritti tanti
fino a che ne composi due monorimi e poi smisi."
"Sembra così facile il suo scrivere"
"No, è una fatica
è bello perché poi cè un momento
di disattenzione in cui è come se la lingua agisse da sola e allora viene fuori qualcosa
che mi sorprende , che mi dà piacere
ma quante volte non funziona. Sono momenti di
attrazione di parole. Senza la forma chiusa, senza essere costretta dalla gabbia direi
solo quello che voglio dire così invece sono costretta a dire per onestà. Per questo la
forma chiusa costringe a dire anche ciò che non vorresti , per questo è una sorta di
autoanalisi."
"Cè una poetessa che lei sente particolarmente
vicina?"
"Chiara Matraini, di Lucca, vissuta nel 1500. Aveva un amante, ha
tramato per assassinare il marito.. morì invece lamante
non ne sono sicura. Ho
anche usato un suo verso in Donna di dolori ( Oh luci del mio cuor
fidate e care, come dagli occhi miei vi dipartiste tacite e nelloccaso vi copriste
eternamente senza mai tornare). Lho scoperta in unopera di Luigi
Baldacci dedicata ai lirici nel cinquecento. Preferisco non nominare scrittori
contemporanei per non fare preferenze. Posso dire che io per le elezioni ho organizzato al
Pierlombardo un piccolo festival di poesia a favore di Martinazzoli al quale ho invitato
tutti i poeti di Milano. Sono venuti e siamo stati benissimo in un clima di solidarietà e
stima reciproca. Ognuno aveva una sua identità, un suo modo di leggere, è stata una
serata bellissima che ripeterei."
"Il suo pensiero su Dio, su questa presenza da lei ogni tanto
invocata"
"Io ho uneducazione cattolica, sono anche veneta, e amo
tantissimo la letteratura italiana che è tutta cattolica da Dante fino a Manzoni e
Rebora. Di là ho SantIgnazio, Santa Caterina e San Giovanni della Croce in un
trittico appesi al muro. Poi cè Hopkins poeta inglese gesuita, cè anche il
ritratto di Cèline, anche se con gli altri non centra niente, cè Pascoli.
Sono sicuramente una persona religiosa e sento di avvicinarmi al mio modo di sentire più
vero quando affermo che in questo momento della mia vita linconscio è Dio., il
tutto/niente da cui veniamo e a cui torniamo. ma mi fermo qui perché non voglio
giubilare anche io
in questo momento così triste in cui sembra
prevalere lignoranza e lincompetenza, il mercato, la pubblicità, internet,
mediaset, i soldi, le lotterie
.non posseggo un computer e nemmeno una segreteria
telefonica"
"Ci sono più di cento siti che la riguardano, signora"
"Mio malgrado, chissà che "palle" raccontano.. Stamane
24 maggio il mio panettiere mi dice di aver visto recitare su Telemontecarlo una mia
poesia, pare un sonetto, letta da una donna completamente nuda. Telefonerò al mio
avvocato
Capisco che in internet io possa esserci
ma non lo sapevo
così
come ho saputo dal mio panettiere -ride- ciò che le ho raccontato. Di solito sono
catatonica.. oggi mi ha vista in po più su proprio per questo, sono
furibonda."
"Le sue poesie erotiche
"
"Sono molto linguistiche. Le ho scritte con un intento educativo.
Mi sembrava che dare un linguaggio allamore per i giovani che non lo conoscono che
sentono solo nei film maltradotti delle scemenze, fosse giusto. E stata anche una
sorta di liberazione, di pura fantasia
magari fosse una testimonianza
reale
magari
"
Così concludiamo il nostro incontro, con una corrente di simpatia
tangibile. Ha quasi sempre avuto una sorta di sorriso accennato la poetessa durante il
colloquio e i suoi grandi occhi sono stati prevalentemente fissi nei miei. Ma mai hanno
abbandonato il mistero dello "strazio" che li attraversa; Luigi Baldacci, nella
prefazione a "Medicamenta e altri medicamenta" scrive: "Questa capacità di
canto e strazio è solo delle donne, o meglio della poesia femminile,
e
Patrizia Valduga possiede al massimo grado questa facoltà" .
Ma questo strazio "femminile" che si pone anche nelle quartine erotiche e
soprattutto in "Donna di dolori" come uninsanabile barriera tra la
poetessa e il protagonista maschile, forse è proprio ciò che ha condannato le donne a
vivere anche nellarte prevalentemente sommerse e dunque, mi domando,
linfelicità congenita della quale la poetessa parlava è da questo strazio
femminile acuita ?
Purtroppo mi son dimenticata di chiederglielo, ma tantè
meglio così .. forse è un mistero che deve restare tale al di là di ogni considerazione
di tipo storico e culturale o forse non volevo sentire la risposta.
Patrizia, che mi aveva offerto un tè allinizio, ora mi conduce nello studio
libreria per mostrami le foto dei suoi scrittori prediletti
passando verso
lanticamera in penombra come un po tutta la sua abitazione, mi mostra una
vetrina contenente parecchie paia di scarpe (non lunica mi dice) tutte rigorosamente
simili a quelle che indossa sotto il suo miniabito:fragili, delicate, dai tacchi sottili,
sofisticate
che richiedono calze velate, e passi veloci quasi saltellanti..
Ci lasciamo con un sorriso dopo che mi ha presentato il suo compagno,
Giovanni Raboni al quale strappo la promessa per una prossima intervista.